non c’è due senza tre… Giro dello Sciliar (18/08/11)

La fine dell’estate è ancora lontana, ma è niente a confronto della sensazione di lontananza con cui percepisco il mondo “reale”, un mondo dove io sono qualcos’altro oltre a un nomade biker.
Rimango ancora saldamente arroccato a casa di Enrico, ci vorrà un’insurrezione per allontanarmi da Carezza. Solo una carota ancora più appetitosa potrebbe smuovere un somaro come me… il bello che presto me la troverò proprio davanti alla faccia. Ma torniamo al presente, io e Kevin siamo gentilmente ospitati dal grande Enry. Il menù del giorno prevede un’altra succulenta portata da aggiungere alla mia interminabile scorpacciata estiva. Dobbiamo incontrarci con i nostri soci modenesi, Sergione e Renky, per un altro imperdibile tour dolomitico: il giro dello Sciliar.

Ci mettiamo d’accordo con gli indomiti trasfertisti per un ritrovo ai Laghetti di Fiè. La sveglia per loro è improponibile e noi “local”  abbiamo anche il coraggio di arrivare in ritardo. Dopo i doverosi saluti e abbracci, ormai non mi ricordo neanche più le loro facce, partiamo inarrestabili. Peccato solo che in poche centinaia di metri Sergione pizzica e io mi ritrovo a smontare la guarnitura. Magari se il giorno prima montavo la corona alla dritta era meglio. Risolte queste quisquilie tecniche, ripartiamo percorrendo un bel sentierino in mezzo alla pineta pieno di ponticelli e rilanci in salita.

Arriviamo in breve alla stazione di partenza della cabinovia che ci porterà facilmente sull’alpe di Susi. Enrico storce un po’ il naso, non vede bene, come il Teddy, l’aiuto della moderna tecnologia nella pratica della mtb. Per salvare la vita di Renky, non proprio allenato in questo periodo, decidiamo comunque di prendere l’impianto. Una decisione saggia come sempre, di fatica ne avremo a secchiate anche oggi.

Arrivati all’alpe rientriamo nella caotico turismo montano, un turismo alla portata di tutti, dove lo sforzo è minimo. Non possiamo però fare tanto i superiori, anche noi siamo stati poco virtuosi in questa occasione. Ci allontaniamo più velocemente possibile e ci addentriamo nel meraviglioso altopiano. Siamo circondati da incredibili colossi dolomitici, ci sentiamo attratti irresistibilmente da loro: lo Sciliar, il Sasso Piatto e il Sasso Lungo, così velati da una leggera foschia ci sembrano irreali.

Senza troppe difficoltà, quelle arriveranno tra pochissimo scopriremo, arriviamo alla partenza della seggiovia presso il rifugio Saltner. Qui vince la fazione di Enrico, tolleranza zero alle comodità. Questa volta si sale contando solo sulle nostre gambe e loro, sono sicuro, ce la faranno pagare alla grande.
La salita sale…strano che una salita salga… sempre più ripida, senza un attimo di tregua, arranchiamo fino al rifugio Zallinger e successivamente raggiungiamo il rifugio Sasso Piatto a quota 2060.

Al rifugio ci concediamo una meritassima sosta, abbiamo il cuore a mille e non solo per il panorama mozzafiato. Vengo ripetutamente cazziato per aver optato per la “via difficile”, quella eroica, senza approfittare delle scorciatoie, la via della codardia. Ma io non centroooo, obbietto! tutta colpa di quella macchina macina salite di Enrico! Comunque le birrette, come sempre, quietano gli animi.
Il panorama è spettacolare e anche questo ci rasserena e ci ricorda che ne vale sempre la pena, la ricompensa è ampiamente maggiore delle fatiche patite.

Lasciato il rifugio, e con esso la maggior parte delle persone, percorriamo un incredibile sentiero di mezza costa. La straordinaria bellezza del panorama ci colpisce tutti. Kevin in particolare decide di rimanere volutamente dietro, separato dal gruppo. A volte la meraviglia della natura deve essere vissuta e assimilata in solitudine. Non c’è spazio per nessun altro, siamo noi e la montagna, in perfetta sintonia.
Kevin ci recupera in breve, ha quasi i lacrimoni agli occhi. Un’altra durissima salita di aspetta però, il rifugio Alpe di Tires è sopra di noi e a questo punto i lacrimoni vengono a tutti. Io e Enrico riusciamo incredibilmente a farla tutta in sella, una bella soddisfazione per entrambi. Sopra di noi ci domina una stranissima formazione rocciosa di colore rosso, totalmente aliena al paesaggio bianco immacolato attorno a noi: i denti di Terrarossa.

Arriviamo stanchini e soprattutto assetati al rifugio Alpe di Tires. Ormai non ci sarebbe più bisogno di dire di aver bevuto delle birre, mi sembra ormai un po’ ripetitivo.

Le fatiche non sono certo finite per noi bikers alcolizzati, dobbiamo raggiungere il Rifugio Bolzano e il sentiero non sarà sempre ciclabile.
Qualche breve tratto di bici a spalla non poteva mancare, ormai ci siamo abituati e  ci sembra quasi sbagliato non avere una bici sul groppone.

Pian piano ci convinciamo tutti della bontà della decisione di prendere la cabinovia, il giro è veramente tosto, non concede un attimo di respiro.
Crediamo di essere ormai giunti nel punto più alto, inizia una divertente discesa tutta curvette, ma non ci dobbiamo illudere. Raggiungere il rifugio Bolzano ci richiederà un’ulteriore sforzo.

Ormai non ci lamentiamo neanche più, non ne abbiamo le forze e raggiungiamo il rifugio, le birre e un meritato riposo.
Fine delle fatiche per tutti noi, non proprio per tutti, avrà modo di scoprire il povero Enrico. Siamo contenti di poterci rilassare nel teutonicissimo rifugio, solo una lunghissima discesa ci separa dalla cena e dalla immancabili birre… basta citarleeeee!!!

Intanto ci contatta lo psicolabile Stex che ci raggiungerà al nostro arrivo, ai laghetti. Ci ha proposto un’altra incredibile opportunità di prolungare il nostro soggiorno in paradiso… mmmm, ma mi viene il dubbio di essere veramente morto e, non si sa come, di essere entrato di contrabbando in paradiso.
Ci prepariamo e cominciamo ad affrontare la stupenda e lunghissimissima discesa. Enrico scoprirà quanto lunga a breve, poverooooo!!! Particolari i passaggi costruiti in legno per permettere ai pascoli di altura di rientrare in valle lungo una strettissima gola.

Non notate niente di strano in Enrico? bé, io no sul momento. Come sempre sono un pelino rincoglionito e pur restando costantemente dietro a Enrico e fotografandolo a nastro non mi sono accorto di una mancanza. Ormai a discesa finita si accorge di aver dimenticato lo zaino al rifugio. nooooooo, sciagura delle sciagureeee!!! Chiamiamo prontamente il rifugio per chiedere notizie sullo zaino. Essendo  vicini all’arrivo della teleferica utilizzata per il rifornimento chiediamo fiduciosi se possono cortesemente mandarlo giù. Niente da fare, l’austriaca rifugista ci comunica, in un leggerissimo accento germanico, che la teleferica si usa solo al mercoledì. Imploriamo un suo aiuto, Enrico ha le chiavi della macchina nello zaino…si sta facendo buio… ha un impegno importantissimo domani… un suo parente è in fin di vita, la medicina che lo salverà è nello ZAINO… siamo disposti a pagarlo a peso d’oro quello stramaledetto ZAINO! Non si può, ci risponde nello stesso monotono e impersonale accento tedesco. Solo al mercoledì, capito! Da qui la dolorosa decisione di Enrico di fiondare la bici in mezzo alla macchia e incamminarsi verso il rifugio. Il tramonto è ormai alle porte, siamo tutti in pensiero per Enrico, ma dobbiamo comunque arrivare alle macchine. Infatti, appena si riparte ci scordiamo all’istante del nostro sfortunato compagno, il divertimento è totale e cancella ogni pensiero. Arriviamo così in breve ai laghetti dove ci aspetta Stex e le immancabili… indovinate!!! Enrico è un vago ricordo, ormai appartiene al passato. Improvvisamente, quando nessuno crede più nel suo ritorno, sbuca davanti a noi un’ombra, è lui, allora è riuscito nell’impresa impossibile! Mangia con avidità i nostri avanzi, ma poveroooo, e si rilassa finalmente dopo questo finale a sorpresa. Mentre Enry cerca di riprendersi ,Stex ci propone un’altra pazzia che renderà ancor più incredibile la mia estate da sogno: il giro inedito della Marmolada.
ma tornerò mai a casaaaaaaa? Spero proprio di no…

2 risposte a "non c’è due senza tre… Giro dello Sciliar (18/08/11)"

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