Giro della Marmolada… l’estate senza fine!

Dov’eravamo rimasti? Vediamo… ahhhh, siamo ai Laghetti di Fiè. Stex, tra una birra e l’altra, ci propone un’impresa ancora più straordinaria delle precedenti e per giunta completamente inedita. Ci racconta di aver contattato il nipote del famoso Toni Valeruz. Anche lui un appassionato di mtb come noi è un assoluto conoscitore delle montagne che circondano la val di Fassa. Parlando con lui, Stex gli accenna alla sua idea di fare il giro della Marmolada in bici passando per il rifugio Contrin e il passo Ombretta. Valeruz ci pensa un attimo e dice di non averci mai pensato, ma forse potrebbe anche essere fattibile. Stex, non lasciandosi scoraggiare dal fatto che anche un local super esperto come Valeruz non l’abbia mai fatto, ne è sempre più attratto. Neanche sbirciando in internet si riesce a trovare qualche disperato che ci abbia provato, “perfetto” ci dice, questo è il giro degno per concludere quest’estate memorabile.

Purtroppo il grande Enrico deve rientrare a Perugia e  ci dovrà abbandonare. Siamo tutti dispiaciuti per questa separazione, ma ci ripromettiamo di organizzare al più presto una rimpatriata di noi cinque transalpini.
Anche Sergione e Renky devono rientrare alla base in serata. Le mogli hanno concesso loro solo un giorno di libertà e quindi mestamente devono riprendere il cammino verso casa.
Rimangiano io, Stex e Kevin, siamo pronti e carichi come non mai per affrontare questa nuova avventura. Ma dove dormiremo? Sarebbe una domanda lecita, ma ormai non penso più così in là nel futuro. Per fortuna l’impeccabile macchina organizzatrice di Stex ci ha trovato un alloggio in una casa vacanza ad Alba di Canazei. Grazie a suo padre che gestisce la struttura avremo anche un trattamento economico particolare, tutto organizzato come sempre!!!
Ci svegliamo non prestissimo, tanto il giro partirà praticamente dal nostro alloggio e quindi non dovremo perdere tempo nel trasferimento in macchina. Anche oggi la fortuna ci regala un’altra strepitosa giornata di sole, ma ormai non ci facciamo neanche più caso. Siamo in paradiso ed è normale che tutto sia più che perfetto.
Partiamo con una bella forestale appena sistemata che si addentra nell’incantevole val Contrin.

Stex ci avverte che probabilmente questo sarà l’unica parte ciclabile della salita. La vista del Gruppo del Sella e il Sasso Pianto spuntano dietro di noi tra gli alberi, una gioia per gli occhi!

Siamo euforici e pedaliamo con un senso di leggerezza che non rispecchia certo le nostre pesanti bici e gli strapponi in salita che ogni tanto dobbiamo affrontare.
Il panorama, la giornata splendida e gli impagabili scorci della Marmolada ci infondono una dose extra di energie. Tra parentesi tutte queste energie ci saranno di grande aiuto per completare il giro.

Percorrendo tutta la valle su una comoda carraia e raggiungiamo così il bel Rigugio Contrin ai piedi dell’imponente parete della Marmolada.

La parte conosciuta e relativamente facile è praticamente finita, dopo il Rifugio Contrin inizia quella sperimentale e inedita del giro. Valeruz ci assicura che da quota 2000 del rifugio Contrin a 2700 del Passo Ombretta saranno tutti di spingimento. Non vedevamo l’ora, ben settecento metri di dislivello da affrontare in un colpo solo saranno una pura gioia. Ci sarà pur stato un buon motivo del perché questo giro sia rimasto inedito? mi chiedo.

Siamo proprio ai piedi dell’impressionante parete sud, una visuale per me sconosciuta della Marmolada. La salita è durissima, tutta da fare con la bici in spalla e non concede tregua. Siamo comunque incantati dalla bellezza del posto, ci sentiamo insignificanti al cospetto di questa immensa parete.

La cosa che più ci colpisce è l’asprezza del panorama: una distesa infinita di sassi e muri di roccia che ci circondano. Il passo è là, lo riusciamo a vedere chiaramente, ma sembra allontanarsi. Credi di passare un avvallamento ed esserci arrivato, ma lui è ancora lontano, sempre là! Maledetto!!!

Anche se impercettibilmente riusciamo comunque ad avvicinarci al Passo Ombretta e come per magia, quando ormai stavamo per perdere le speranze, lo raggiungiamo.

Siamo a dir poco cotti, ma lo spettacolo che si para davanti a noi è impagabile. Se prima siamo rimasti colpiti, adesso la distesa di sassi sotto di noi, che dovremo tra l’altro affrontare in sella, ci terrorizza.
Siamo sotto Punta Penia che, a quota 3300, si eleva di ben 600 metri sopra di noi.
Non sappiamo dove guardare, l’ambiente è spettacolare, sembra che si apra davanti ai nostri occhi increduli una finestra sul paradiso.

Rimaniamo a lungo a goderci a pieno di tutte le emozioni che solo la natura può offrici.
Ne approfittiamo anche per riposarci un pò e recuperare le forze. La discesa che ci aspetta richiederà tutta la nostra concentrazione e impegno.
Ricaricate le batterie, dopo esserci messe le protezioni e fatti i doverosi scongiuri, partiamo.
La discesa ci porterà ad attraversare un vallone detritico formato dal distacco di rocce dalla parete sud.
Non capiamo sinceramente da dove si possa scendere, guardando in giù mi convinco ancor di più della nostra pazzia. Ma basta indugiare, è giunto il momento di buttarci verso una morte certa e sicuramente violenta.

Le nostre amate bike sembrano galleggiare in un mare di sassi di ogni dimensione, il controllo è un concetto senza significato, in realtà siamo in completa balia del caso.

Superiamo miracolosamente indenni questa prima parte in cui più che guidare una bicisi ha la sensazione di surfare sulla tavola. Il sentiero però non ha la minima intenzione di tranquillizzarsi. Le curve strettissime e i continui gradoni che seguono la pietraia sono, se possibile, ancor più ostici.
Incontriamo numerose persone a piedi che ci guardano come fossimo degli ufo. In realtà siamo solo dei cretini, penso tra un passaggio e l’altro tra rocce mortali.
Contro ogni pronostico anche questa volta sopravviviamo… e poi com’è possibile morire in paradiso?
Arriviamo così al rifugio Falier piombando come kamikaze sulle persone che, in relax, si stanno godendo il panorama. Siamo proprio sotto la Marmolada, aguzzando la vista si vedono numerosi arrampicatori appesi come tanti ragnetti sulla tela.

Finalmente con una più che meritata birra brindiamo all’impresa appena compiuta. Intanto ci raggiunge il gestore del rifugio che ci assicura di non aver mai visto mtb scendere dalla val Ombretta. Siamo stra contenti e soddisfatti, ma il giro è ben lontano dall’essere concluso. Ci manca ancora una valanga di chilometri e non ci dobbiamo rilassare troppo. Riprendiamo presto il cammino e raggiungiamo Malga Ciapela sempre in discesa, ma per fortuna non così estrema come quella appena affrontata. Come da programma dalla Malga dobbiamo purtroppo percorrere un lungo tratto asfaltato per raggiungere il passo Fedaia. Il caldo è devastante, ci sembra di essere in un forno e le forze cominciano a mancarci. Raggiungiamo quasi deliranti l’arrivo di una seggiovia. ohhhh, ma sembra in funzione! Chiediamo per pura informazione se caricano le biciclette e un semplicissimo “sì” dell’operatore ci fa letteralmente risorgere. Prendiamo l’impianto senza alcun rimorso e in un baleno arriviamo al passo Padon a 2370 metri proprio sopra il Fedaia. Lasciamo un attimo le bici all’arrivo della seggiovia per raggiungere il passo. Da qui si gode una vista formidabile che spazia a 360 gradi, dal Gruppo del Sella  alla Marmolada.

Recuperate le bici imbocchiamo un sentierino di mezza costa chiamato Alta Via delle Dolomiti. Il sole è ormai basso all’orizzonte e la luce esalta ancor di più un panorama magico. Alla nostra sinistra il ghiacciaio della Marmolada si mostra in tutto il suo splendore e ai suoi piedi il Lago di Fedaia di un colore azzurro splendente.
Il sentiero, in un susseguirsi di sali scendi divertenti, ci porta a Porta Vescovo.

Cominciamo così a perdere quota e ad un bivio di sentieri incontriamo due bikers, i primi da quando siamo partiti. Ci fermiamo come sempre per fare due chiacchiere e gli chiediamo se ci sono delle belle discese che possiamo fare nel vicino bike park di Fassa. Uno dei due ci dice di gestire il bike park. Afferma anche, con una certa arroganza, che chi non paga le risalite non può scendere dai sentieri preparati. Infastiditi dall’affermazione, anche perché la montagna non appartiene a nessuno, lo lasciamo andare. Appena partito, in un passaggio complicato con gradoni, si sbilancia e paurosamente vola dalla parte del dirupo assieme alla bici. Saranno forse state le nostre innocue maledizioni, non tanto innocue col senno di poi, a farlo cadere? Nella caduta ha la prontezza di aprire le braccia riuscendo a fermare un volo potenzialmente rovinoso. La bici invece prosegue rimbalzando sempre più in alto e volando al di la di un balzo di roccia e sparendo ai nostri sguardi increduli. Ci guardiamo immediatamente e un leggero sorriso impercettibilmente balena sui nostri visi. Talmente veloce da non essere mai esistito.  Intanto il compagno dello sfortunato lo raggiunge per poi andare alla ricerca della povera bici. Ripartiamo senza indugi facendo molta attenzione a non far la stessa fine del fenomeno. Sua maestà la Marmolada è difronte a noi, le emozioni che proviamo sono facilmente visibili nell’espressione estasiata dei nostri visi.

La discesa ci porta a picco sulle acque del lago di Fedaia. In alcuni passaggi delicati decidiamo di scendere visto la stanchezza e la recente esperienza traumatizzante. Arrivati alla diga imbocchiamo il sentiero 605, un singletrack divertente e veloce che in breve ci riporterò ad Alba di Canazei.

Anche questa esperienza si va a sommare ad un’estate che non potrà mai ripetersi. Tutte le mie future avventure dovranno fare i conti con quelle vissute in questo intenso agosto. Sarà dura, ma cercherò in ogni modo di superare l’insuperabile.

Un ringraziamento più che doveroso a Stex per aver ordito un altro giro incredibile e a Kevin per avermi seguito in tante mie avventure senza paura.

A prestissimo… Anny

Qui la traccia e descrizione by Stex

Qui le altre mie foto

5 risposte a "Giro della Marmolada… l’estate senza fine!"

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