G2 Tounfite – Anergui

 

Un freddino pungente ci sveglia al mattino, siamo un po’ intirizziti e ammaccati dalla nottata passata sul pavimento. Nonostante le basse temperature splende un bel sole e il morale è ai massimi livelli. Altra colazione da bimbi grandi e via che si parte. Attraversando Tounfite incontriamo tanti ragazzi diretti a scuola, ci guardano con curiosità e spesso ci danno un cinque di incoraggiamento. Saliamo a velocità ridicola verso il passo, siamo più fermi a fotografare che in sella, ma va bene così! Siamo entrati in modalità berbera, meglio lasciarsi dietro la frenesia occidentale. Al passo lasciamo momentaneamente la strada principale per un bel singletrack nel bosco. L’ambiente è spettacolare, siamo circondati da boschi radi che ricoprono colline arrotondante. Raggiungiamo lo stupendo paesino di Sidi Yahya Ouyoussef, un gioiellino di paglia e fango abbarbicato su una conformazione rocciosa. Deviamo leggermente dal percorso per raggiungere una cresta panoramica che si affaccia al paese. Siamo esterrefatti dalla bellezza del posto, l’ambiente è cambiato rispetto alla giornata precedente, il marocco camaleontico ci stupirà fino all’ultimo. Continuiamo immersi in una distesa infinita di boschi, Nofix non è in formissima oggi, ho paura che oggi il toto caghetto ha estratto il suo numero. Arrivati al paesino di Bouadel, Nofix ci propone una variante alla strada principale. Lui però decide di proseguire con Hassan, mentre il resto del gruppo si inerpica lungo il fianco di una collina che sormonta il paese. Il percorso è molto bello e ci permette di godere dall’alto lo sconfinato panorama. Dopo una rapida discesa su cresta ci ricongiungiamo con Nofix che decide di proseguire in macchina. Noi proseguiamo su continui sali scendi e senza nemmeno accorgerci del cambiamento, ci ritroviamo in toscana. I boschi hanno lasciato il posto a distese di campi in fiore che ricoprono come tanti tappeti colorati le colline. Increduli ci guardiamo attorno in preda ad una sorta di allucinazione di massa. Una signora ci urla dietro, credo per allontanarci dai suoi campi, ci riprendiamo così dal veloce salto in “toscana”. Durante la salita vediamo delle carbonaie fumanti, un altro salto carpiato nel passato, grazie marocco! Facciamo una rapida sosta pranzo e riprendiamo la marcia. Dobbiamo ancora fare un lungo trasferimento in macchina che ci porterà prima ai granai di Aoujgal e poi a fine tappa ad Anergui. Hassan intanto ci procura un mezzo di supporto per poterci caricare tutti. Bene, ci rilassiamo, “anche oggi è finita!” pensiamo ingenuamente. Peccato che la sorpresa è sempre dietro l’angolo e la nostra giornata non finirà con una semplice gita in macchina. La strada si fa sempre più accidentata, ma il datato furgoncino Mercedes non sembra preoccuparsene. Pur avendo le gomme lisce e trazione posteriore riesce tranquillamente a superare passaggi dissestati e guadi come fosse una jeep. Arriviamo ai famosi granai: costruzioni adibite nel passato a magazzini per conservare le sementi. Sono incredibilmente abbarbicate su un costone di roccia a strapiombo sulla gola scavata dal fiume Oued Attach. Fatte le doverose foto riprendiamo il cammino. La carraia nel procedere diventa sempre più dissestata. Sobbalziamo nel mercedes neanche fossimo in una lavatrice a 1000 giri. Il nostro autista impassibile affronta ogni nuovo roccione, slittamento o guado nella stessa identica maniera: nulla trapela dal suo sguardo, impassibile, stoico nel suo incedere.
Intanto le ore passano e il tramonto si avvicina, le risate pian piano scemano in un silenzio preoccupato. Solo l’autista rimane immutato, immerso nella sua apparente calma. Arriviamo ad un punto critico, la jeep di Hassan sbanda paurosamente in un tratto fangoso in contropendenza. Troppo pericoloso il solo pensarci con il nostro mercedes. Decidiamo quindi di ridiscendere al fiume e ritornare sul sentiero facendo un tratto di massima pendenza. Il furgo si lancia a velocità folle sulle rocce, si inerpica incredibilmente senza arrestarsi… ho già una mezza idea di comprarmi un mezzo del genere! Peccato solo che ci fermiamo a 1 metro dalla carraia. Impossibile procedere. Hassan decide di tentare la sorte legando i due mezzi con una semplice fettuccia. Il rischio di rottura è altissimo, ma contro ogni pronostico riusciamo miracolosamente a riportare in strada il furgone. Intanto si fa buio e l’umore si fa sempre più nero. Anche l’autista dà segni di cedimento e dopo un passaggio al limite nel fango esce dalla cabina fumandosi una sigaretta in meno di un secondo. Sbagliamo anche strada e siamo costretti a tornare sui nostri passi. Mancano meno di due chilometri alla strada principale, ma per noi possono essere anche 100. Un ultimo sforzo, affrontiamo l’ultima salita, ci sono rocce dappertutto, sembra impossibile passare. Ci facciamo forza, spingiamo disperati tutti il furgone. La Sammy nel spostare un sasso fa la conoscenza di un bel scorpione, mi sembra che la tragicità della situazione sia a livelli massimi! Nonostante le difficoltà apparentemente insormontabili riusciamo a uscire da questa trappola. Siamo euforici e non vediamo l’ora di mangiare e buttarci a letto. Saltiamo ovviamente la discesa in programma e arriviamo direttamente alla Gîte d’étape a Anergui. Siamo esausti, ma il morale torna alle stelle. Nessuno si è fatto male e questo è quello che conta, abbiamo una bella avventura da raccontare. Ci fiondiamo a letto, domani ci aspetta una lunga giornata.

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