G1 Ksar Timnay – Tounfite (le cirque du Jafar)

Siamo in un caratteristico alberghetto in un punto imprecisato dell’Atlante, non molto lontano dalla città di Midelt. Un lungo trasferimento serale in macchina ci ha allontanato definitivamente dalla società. Siamo usciti dal mondo frenetico marocchino per entrare in quello berbero. La distanza chilometrica non è comunque sufficiente per giustificare a  pieno la diversità dei due mondi… sembra di essere improvvisamente piombati di almeno un secolo nel passato. Tra l’altro il meglio dovrà ancora venire, vedremo realtà ancora più slegate dal nostro presente.

Facciamo colazione mangiando come non ci fosse un domani, siamo ancora con un piede nella cosiddetta civiltà e uno nell’ancora sconosciuto mondo berbero. Intanto Nofix ci spiega nei minimi dettagli il programma da qui all’arrivo. Lentamente credo si stia rendendo conto, visto le nostre facce attonite, di averci mandato invano tutte le informazioni. Nessuno di noi ha letto una riga, siamo delle pagine bianche, ignari del nostro imminente futuro.

Siamo pronti, l’avventura comincia, lasciamo quasi subito l’asfalto per addentrarci nel meraviglioso Atlante. Giusto qualche chilometro di riscaldamento e le ragazze danno il via alla competizione. Obbi  le segue arrancando, mentre io, Gianlu e Nofix facciamo da scopini. Peccato solo che a neanche un’ora dalla partenza il gruppo di testa canna il primo bivio. Si comincia alla grande, per fortuna Hassan, da bravo pastore, raggruppa in poco tempo il gregge disperso.

Cominciamo ad attraversare i primi villaggi, la gente è cordiale e i bimbi ti salutano ridendo. Mi perdo in foto e Nofix mi richiama subito all’ordine, mi dice che il meglio deve ancora arrivare.

Lasciamo la piana disseminata di oasi e villaggi, siamo diretti verso le prime montagne. Saremo soli per tutto il giorno, con Hassan come unico nostro legame con il resto del mondo e qualche capanna berbera a ricordarci di non essere su Marte.

Entriamo nel “cirque du Jafar” per poi abbandonarlo temporaneamente seguendo una pista non proprio evidente che scende direttamente nella gola del fiume Oued Jaffar. Hassan ci segue a distanza, la discesa però è tutt’altro che facile e il rischio di cappottamento non è poi così remoto. Raggiunto il greto del fiume cala la tensione, ci guardiamo attorno, il posto è fantastico: una gola scavata nella roccia multicolore con meravigliosi alberi addossati alle ripide pareti come tanti equilibristi mastodontici.

Percorriamo la gola su fondo irregolare, Hassan fatica parecchio con la jeep, tanto da sembrare noi ciclisti le guide e lui il cliente a seguito. Potremmo in effetti quasi proporci come servizio assistenza jeep… usciti indenni dalla gola, dopo poco incontriamo le prime capanne berbere. Hassan ci precede leggermente ed entra con fare sicuro nella prima casetta di paglia e fango. Ci invita gentilmente ad entrare, ha in mano una scure e la cosa non mi  mette precisamente a mio agio.

In meno di un secondo ci ritroviamo in un passato indefinito, potrebbe essere il secolo scorso o mille anni fa. Ci sentiamo come esploratori a contatto con una civiltà indigena isolata. Nonostante la differenza di lingua ci accolgono con cordialità offrendoci una stupenda frittata, pane e l’immancabile tè. A malincuore dobbiamo abbandonare l’accogliente capanna per  riprendere il cammino, intanto inizia anche a piovigginare. Rientriamo così nel classico cirque du Jafar, la salita graduale ci permette di ammirare un suggestivo bosco di imponenti cedri. Il cielo si fa sempre più scuro e i lampi in lontananza sono forieri di un imminente temporale. In lontananza le nuvole cominciano a scaricare secchiate d’acqua. Decidiamo quindi di sostare presso un’altra famiglia berbera. Come in precedenza veniamo accolti nel migliore dei modi; anche qui tutto è all’insegna della semplicità e  dignitosa povertà. Nuovamente ci sentiamo catapultati in un altro secolo. Solo un piccolo televisore nel bel mezzo della parete è in grado di smascherare l’effetto “viaggio nel tempo”. Una bimba si affeziona immediatamente alla Sammy e le rimane in braccio per tutta la nostra visita. La Dani, vista la dolcezza della bambina, non può che regalargli un orsetto polare di peluche che bacerà continuamente fino alla nostra partenza.

Ripartiamo sotto una pioggerella insistente, ma mai troppo intensa. Il percorso si fa più agevole su comode strade ghiaiate. A parte qualche deviazione su sentiero  che ci permette di passare nei centri abitati, la giornata procede come da programma. Il paesaggio nonostante la giornata uggiosa è meraviglioso, lunare e alieno come non mai. Il Marocco ci abituerà spesso a questi cambiamenti improvvisi, non saremo mai annoiati dalla monotonia del paesaggio. Anzi ad ogni angolo ci aspetteranno sempre nuovi scenari, con stravolgimenti incredibili anche più volte in una giornata.

Un’ultima salita monotona sotto la pioggia battente e poi ci aspetta la discesa sul paese di Tounfite. Qui saremo ospiti della zia di Hassan. Giusto il tempo di scaricare i bagagli, noi maschietti ci dirigiamo verso l’hamman del paese per goderci le tipiche “terme” arabe. Si entra così a pieno nella vita berbera. Tonificati dall’acqua bollente andiamo a cena dalla zia, il tajine ci aspetta, immancabile presenza per quasi tutte le nostre cene berbere.

Una risposta a "G1 Ksar Timnay – Tounfite (le cirque du Jafar)"

Add yours

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: