Scialpinismo sul Gran Sasso – Corno Grande


Devo ammettere di non trovare un’introduzione convincente per iniziare il racconto del weekend di scialpinismo appena passato in Abruzzo. Le emozioni che abbiamo accumulato in due sole giornate sono tante e di tale intensità da non riuscire a descriverle adeguatamente con delle semplici parole. Vediamo!? Potrei cominciare con un elogio alla perfetta compagnia di Enrico che ha dato il via all’organizzazione e ci ha ospitato a casa dei genitori a Caprafico.

Il fratello Stefano che ci ha guidato per le bellezze scialpinistiche ed enogastronomiche del Gran Sasso
La Virgin: stoica nel raggiungere il Corno Grande, una roccia

Il Giampa: l’esperto del gruppo che ci ha dato tranquillità
Ovviamente la Sammy: incrollabile e determinata come non mai, una macchina da guerra
 Be dai! Nonostante le difficoltà iniziali mi sembra di aver dato una buona prima spinta narrativa al racconto. Con un gruppo così non possiamo che partire con il piede giusto. La creazione di un buon gruppo è da considerarsi come la prima spinta lungo un perfetto pendio di neve fresca. Questa prima spinta  porterà inevitabilmente ad una sequenza di curve perfette come l’affiatamento del gruppo renderà possibili la serie di fortuite occasioni che ci capiteranno. 
Possiamo così passare al racconto…
Partiamo venerdì sera con tante incertezze: il meteo, la condizione della neve, la non perfetta congiunzione tra marte e giove, ma nonostante tutto siamo fiduciosi e sereni. Durante il lungo, interminabile viaggio chiamiamo una guida alpina locale e rifugista del Franchetti: Luca Mazzoleni , per farci dare due dritte e per avere notizie attendibili sul pericolo valanghe in zona. Luca, gentilissimo, ci avverte che le condizioni sono un po’ critiche a causa delle recenti nevicate , ma che sabato sta comunque pensando di portare un gruppo di scialpinisti sul Corno Grande. Una volta in zona valuterà cosa sia fattibile con un margine di rischio accettabile. Sicuri delle capacità di Luca decidiamo così di seguire il loro programma e ritrovarci il giorno seguente agli impianti di Prati di Tivo.

Arriviamo a tarda sera a Caprafico, un paesino sulle colline vicino a Teramo dove i genitori di Enrico hanno una casa  e dove vive il fratello Stefano, nonché la nostra guida per questo we. La vista da qui su tutto il gruppo del Gran Sasso è spettacolare, l’aspettativa per i giorni che seguiranno cresce così enormemente.

Arriviamo puntuali alla base degli impianti di Tivo dove incontriamo e finalmente conosciamo Luca. Come per telefono mi ispira subito molta simpatia e colgo l’occasione per farmi autografare la sua guida di scialpinismo in appennino centrale: la montagna incantata. A conferma  della mia prima impressione, Luca ci presta anche un arva per la Virgin.
Presi gli impianti arriviamo velocemente e facilmente a quota 2000 nei pressi della Madonnina. Il panorama è fotonico e la giornata è meteorologicamente perfetta: sole, sole e ancora tantissimo sole, per giunta senza un alito di vento.
Siamo in tanti oggi ad affrontare il Corno Grande: oltre al gruppo di luca, un’altra ventina del cai, alcuni altoatesini e noi. Il numero richiederà sicuramente di prestare attenzione visto anche la quantità di neve e il rialzo termico previsto per il we.

Intanto che si fanno i preparativi, Luca e altri sui compagni ci precedono e allestono una corda fissa per passare il primo tratto complicato del passo delle Scalette.

Dopo un primo momento di imbottigliamento la lunga carovana procede lungo il largo Vallone delle Cornacchie circondati dalle imponenti pareti dei due Corni. Il pendio sotto lo sperone, dove dovrebbe trovarsi il rifugio Franchetti, è carico di neve e quindi procediamo mantenendo le dovute distanze senza sovraccaricarlo troppo. Ho usato il condizionale perché le numerose e abbondanti nevicate di questa stagione hanno letteralmente inghiottito il rifugio. Testimoni della sua presenza solo il tetto che emerge timido dalla coltre nevosa.

Radunato il nostro gruppo precediamo gli altri e guidati da  Stefano affrontiamo il lungo pendio alle spalle del rifugio. Raggiungiamo così un ampio anfiteatro circondato dalle imponenti pareti dei Corni. Siamo sopra al Calderone, un tempo considerato il ghiacciaio più meridionale d’Europa. Tutti siamo emozionati dalla bellezze assoluta del posto. Abbiamo la strana sensazione di essere imprigionati in un mondo glaciale; un mondo ancora in pieno inverno, incurante di quello che lo circonda, sospeso al di sopra di una sconfinata serie di colline di un bel verde primaverile.

Da lontano si vede anche il grande lago di Campotosto e la catena dei monti della Laga; peccato solo per la foschia che ci priva in gran parte della vista del mare.

Qui la Virgin, stanca dalla dura salita, si ferma e ci avverte di rinunciare alla vetta. Manca infatti ancora il tratto più duro e pendente che, aggirato il corno Piccolo in senso orario, porta al crinale tra i due Corni.
Tolti gli sci ci inerpichiamo lungo il ripido fino alle cresta terminale. Abbiamo tutti il fiato corto, ma l’adrenalina ci aiuta ad affrontare anche quest’ultima difficoltà.

Non ci resta che percorrere la sottile crestina che porta al Corno Grande. Qui la sensazione di prima si amplifica ulteriormente: siamo su una lama bianca, sotto di noi il vuoto, siamo migliaia di metri abbarbicati sopra la val Maone.

Calzati i ramponi in pochi minuti raggiungiamo la vetta più alta dell’appennino: il Corno Grande.
“Sono”, ma penso che valga anche per gli altri, “siamo” euforici e incredibilmente soddisfatti. Ci dispiace solo che la Virgin non sia qui con noi per godersi il momento. La vista è sconfinata, non ci sono altre montagne che ne limitano la portata.

Nonostante le tante cime raggiunte, poche altre volte mi sono sentito tanto felice e appagato come in questa occasione.

Ridiscesi dalla cima e ormai arrivati agli sci vediamo salire determinata la Virgin. Tranquillamente ci dice che non poteva rinunciare e senza esitazione ci incrocia per conquistare anche lei la vetta… semplicemente grande!!! 
Ora ormai tutti soddisfatti, ci mettiamo gli sci e aggrediamo la discesa che sovrasta il Calderone.

La Virgin pensa bene di aggredire il pendio un po’ troppo con foga e ne percorre una buona metà a testa in giù a mo’di kamikaze. Per fortuna senza conseguenze riprendiamo la lunghissima discesa che ci riporterà fino alla macchina.

Per concludere potrei anche descrivere la tipologia di neve o magari  i gradi del pendio, oppure il dislivello accumulato, ma non oggi queste cose non contano. Vale molto di più la cariola di emozioni che abbiamo vissuto, una giornata dove tutto è andato come doveva andare, dove manca solo la birra… anzi no, una volta arrivati a Pietracamela, non manca neanche lei.
Non resta che fiondarsi in un agriturismo vicino a Teramo per completare in bellezza una giornata indimenticabile.
 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: