L’agio in Cadore… Civetta Superbike

Siamo teletrasportati  come per magia in Cadore, precisamente a Selva di Cadore, io e la Sammy perfettamente a nostro agio nelle agiatezze di un quattro, dico quattro, stelle. Potrebbe essere o forse lo è in effetti un miracolo, un’allucinazione, una messinscena e invece è la pura realtà. Come siamo arrivati in Cadore non mi è ancora completamente chiaro, il puzzle della nostra estate è ancora incompleto in molti punti, ma sono sicuro che presto riuscirò a completarlo a costo di forzare i pezzi a incastrarsi. Con il Berlingo pieno zeppo, peggio di venditori ambulanti, sporchi e anche un pò odorosi ci presentiamo timorosi alla reception dell’albergo Orso Grigio. In un lampo di perfetta efficienza siamo in camera. Una camera tutta per noi compresa di ogni confort e diavoleria moderna, anche il bidet, ha quasi dell’incredibile. Tra l’altro ho scoperto solo adesso con il correttore automatico che ci voleva la “t” finale. Non divaghiamo, ancora un pò spaesati per il lusso che ci siamo concessi discutiamo sul da farsi, l’indomani è qui che scalpita per essere sfruttato.
Controllo rapidamente le tracce che mi ero preparato, ma cosa fare? Bici, trekking, ferrate, curling o bocce? Forse grazie anche a una mia velatissima forzatura decidiamo per un giro in mtb. Ho giusto una traccia del crosskrautissimo giro del Civetta Superbike rieditato, sminuzzato, miscelato con tante di quei giri che si potrebbe anche chiamare Civetta Ratatouille bike. Siamo nel bel mezzo delle Dolomiti, siamo circondati da soldati colossali che impettiti si ergono al di sopra di boschi, paesi e uomini. Non fatico a credere che da molti questa zona sia considerata la più affascinante e spettacolare di tutto l’arco alpino. Essendo il gruppo dolomitico più vicino la nostra scelta poi non poteva che non cadere sul Civetta. Non vedo l’ora di usare la mia super strato macchina fotografica tra l’altro. Da quasi due anni vado dietro a siti, recensioni e forum cercando disperatamente una macchina che faccia per me e alla fine dove la trovo? a Livigno… ma io che caxxo ci facevo a Livigno? maaaaaaa, aiuto non ci si capisce niente in questo caos estivo, mai più mi dedicherò a un puzzle così difficile.
Con un repentino strattone del volante riprendo la mia sconclusionata descrizione da un’ennesimo fuoristrada narrativo. Torniamo più o meno in carreggiata come ubriachi alla guida di un grosso bilico, eravamo al giro del Civetta.
Partiamo dalla nostra nuova casa, l’orso grigio, e ci incamminiamo in una bella giornata di sole lungo le forestali che fanno da servizio alle numerose piste da sci presenti in zona. Qui purtroppo la presenza umana è una costante assoluta, non c’è valico, vetta o pianoro non accessibile facilmente con qualche mezzo. Ci sognano il senso di isolamento, solitudine e confortante familiarità che la francia ci ha regalato per quattro giorni. Rimane pur sempre il paradiso, un pò affollato e turbolento come mi sarei aspettato invece dall’inferno, ma pur sempre infinitamente bello.

Per ammirare il Civetta dobbiamo però scavallare il monte Fertazza che ci nega come una tenda verde la vista del colosso dolomitico. Ormai super allenati siamo presto in vetta e possiamo finalmente ammirare il giarone di dolomite che impone rispetto e ammirazione.

Perdiamo un bel pò di tempo facendo foto a raffica, che spettacolo la mia nuova compagna di viaggio, penso tra me e via che ci lanciamo per la discesa come proiettili in una fionda.

La vista del lago di Alagna e del Civetta ci regala  emozioni da mozzare il fiato. Non sappiamo se guardare il sentiero o guardarci attorno, un’ indecisione decisamente pericolosa vista la difficoltà del sentiero.

Raggiungiamo così in uno stato di dolce rincoglionimento la stazione intermedia degli onnipresenti impianti che partono da Alagna e che imbruttiscono il Civetta. Un’immonda salita su ghiaiata con una pendenza scandalosa ci fa riguadagnare quota neanche fosse un ascensore e ci ritroviamo al rifugio Palafavera. Sorprendentemente questo rifugio è rimasto spartano e non è stato agghindato tipo albero di natale come molti altri. Una volta libero dalla pezza del malgaro che non smette di chiacchierare e elargire opinioni sul mio essere vegetariano, ci rilanciamo in discesa. Purtroppo questa volta dovremo, mmm “dovrò”, accontentarci/mi di un’insipida carraia che ci accompagna cullandoci e addormentandomi a Pescul. Tutta la mia tristezza per la discesa, come un bambino deluso dal maglione ricevuto come regalo a natale, viene spazzata via dalla vista del Monte Pelmo. Bisognerebbe trovare un aggettivo per descriverlo più incisivo di “imponente”, potrebbe essere “colossale” forse, anzi no, “gargantuesco” (vedi Kill Bill).

Attraversiamo una pineta rigogliosa con lo sguardo spesso rapito dal Pelmo che ci scruta semi nascosto dalle nuvole e giungiamo al nostro Orso Grigio.
Non mi soffermerò molto sulla vita da agiati signori che abbiamo vissuto nel nostro Orso, certo che avere un métre e gli animatori a nostro servizio ci ha in un primo momento spiazzato. Siamo comunque stati bravi ad abituarci velocemente al resto delle comodità, non siamo poi mica degli zulu!
Una volta appoggiato il sedere sul comodissimo letto non mi rilasso un attimo e incalzo la Sammy: cosa facciamo? dove andiamo domani? che stress che sono, povera Sammy!!!

2 risposte a "L’agio in Cadore… Civetta Superbike"

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  1. AAAAAAA!!!!!!specifica:potrei farmi grande e dire che siamo andati in un hotel 4 stelle perchè ho fatto un regalone ad Anny…..e invece niente regalone…era una super offortissima che spendavamo meno a star li serviti e riveriti che ne andare in un campeggio….bello he…ma fare gli zingari lo è ancara di più!!!!!!Però bisogna pur provare tutto nella vita!!!!;-)

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