Week end con una coppia di assassini: Albi e la Fede – Seconda Parte (17/04/11)

Domenica 17/04/11

Non ho neanche il tempo di ambientarmi nella mia nuova casa che mi ritrovo già sveglio alle 5 del mattino, pronto per una terrificante avventura. Questa volta si arrampica sulle Apuane, una bella via lunga sulla Sud del Pizzo d’Uccello. La mia scarsa conoscenza dell’arrampicata mi obbliga a prendere a scatola chiusa questa proposta. Ma ce la farò? booooooo!

Comincio a intuire sin dal primo mattino che la giornata non sarà semplice. Durante i preparativi noto che le scorte delle cibarie sono alquanto risicate. Mi torna in mente all’istante la scialpinistica al Dolent e in particolare la fame patita. Stavolta non mi faccio fregare, mi barrico dietro la mia posizione: non parto se non mi garantite almeno un’alimentazione decente! La lotta tra chi punta sulla leggerezza dello zaino e la mia semplice necessità fisica di nutrirmi è all’ultimo sangue. Le due fazioni sono irremovibili, ma lo scontro non può durare all’infinito. Alla fine infatti arriviamo ad un compromesso, se era per loro mi sarei dovuto accontentare di qualche pezzettino di frutta secca e una galletta macrobiotica. Almeno riesco a spuntare un pasto con un numero di calorie sufficienti alla sopravvivenza. Di nascosto poi aggiungo qualche altro integratore e alla sosta bar infilo nello zaino un bel pezzo di pizza ai capperi, non voglio morireeeeee. Per non rischiare mi sparo una colazione super abbondante… ma guarda cosa bisogna fare per sopravvivere! Finito di preparare l’attrezzatura partiamo, destinazione Vinca in provincia di Massa.

Passiamo il paese e parcheggiamo dopo un paio di chilometri in una stretta valle circondata dalle imponenti pareti bianche delle Apuane. Alla nostra destra intravediamo tra gli alberi il nostro obiettivo: Monte Pizzo d’Uccello. Ho già le vertigini, un muro di centinaia di metri di roccia che si staglia sulla vegetazione. Ma come mi è venuta l’idea di andare ad arrampicare con questi due insiminiti?! La morte è vicinaaaaa!


Man mano che ci avviciniamo la sensazione di sconforto aumenta inesorabile. Intravedo delle formichine che arrancano sulla parete, peccato solo che fra un po’ sarò io al loro posto.
Ci prepariamo per l’ascesa, guardo in alto, non riesco assolutamente a capire dove dobbiamo passare. Intanto Albi studia la via da fare: mi dice che faremo una prima parte chiamata Heidi e un un ultimo tratto chiamato Dinko. La difficoltà maggiore saranno un paio di tiri di grado 5c, niente di assurdo, però il timore resta annidato nel mio cervellino. La paura maggiore è focalizzata  sul numero di tiri da completare, almeno quindici scoprirò alla fine, ma riuscirò a resistere?
Tra mille ripensamenti partiamo, oramai il dado è tratto mi dico, rimbocchiamoci le mani e diamoci del gas. Il primo tiro è già bello incaxxato, riusciamo però a superarlo tutti senza grossi problemi.


 Mi sento un minimo sollevato anche se trovarmi in sosta, appeso come un salame con mille mila corde di cui ignoro l’utilizzo, non mi esalta più di tanto.

 La salita procede lentamente, senza grossi intoppi. Sono un pò stanchino dalla giornata precedente sugli sci, ma le braccia sembrano tenere bene. Si vede comunque che sono in tensione: non sparo le solite caxxate e mi concentro al massimo sulle manovre da fare. Non di può certo prendere l’arrampicata in maniera leggera come con la mtb. Il pericolo è sempre presente e normalmente gli errori si pagano molto cari. Ci fermiamo per una breve sosta per mangiare… era ora, il mio stomaco sta brontolando da più di un’ora. Per fortuna non siamo costretti a mangiare appesi, la sosta per una volta è spaziosa. Aspettiamo che un altro gruppo di scalatori liberi la nostra via e ripartiamo.

Siamo più o meno a metà della scalata, merda se è lunga. La stanchezza comincia a farsi sentire, per non parlare del male allucinante ai piedi. Queste maledette scarpette sono letteralmente una trappola per le dita, peggio di una tortura.

Intanto le ore passano, cominciamo a preoccuparci, arrampicare al buio non è proprio la cosa che desidero più al mondo.

Albi ci sprona nella nostra avanzata, noto un pò di tensione nella sua voce. Come ciliegina sulla torta Albi fatica a trovare l’ultimo tiro: gli spit spariscono improvvisamente. Questo tratto non è certo banale, la nostra guida torna più volte sui suoi passi.Alla fine riesce comunque a raggiungere una zona adatta dove fare la sosta. In un passaggio mi faccio prendere un po’ dal panico e arranco in maniera scomposta per superarlo. Sono stanco sia per la fatica che per la continua tensione. Ho veramente voglia di concludere la giornata. Dopo quest’ultima fatica arriviamo sul sentiero cai che ci riporterà alla macchina. Ormai il sole è calato quasi completamente. Il tramonto, in questa corsa contro il tempo, alla fine ci ha raggiunto. Il panorama è meraviglioso, la nostra vista spazia da montagne innevate al mare. In questi momenti mi rendo conto di quanto le Apuane siano uniche e affascinanti.

 Mi ritorna  la parlantina, finalmente sono più sereno e posso tornare a sparare caxxate. Albi e la Fede tirano fuori le frontali, mentre io sono costretto ad accontentarmi della luce della luna. Anche il sentiero in discesa non si rivela una semplice passeggiata. Infatti percorrerlo al buio, con molti tratti esposti e su un terreno sassoso non è una cosa completamente esente da  rischi.
Altre due interminabili ore di scarpinata ci separano dalla macchina. Mi ricordo improvvisamente di avere la pizza ancora nello zaino, mi viene subito l’acquolina in bocca. Nonostante che la Fede mi abbiamo cagnato per averla presa, decido di offrirla a tutti. Intanto la luna piena illumina la nostra cima, questo ricordo vale sicuramente tutta la fatica fatta, penso fra me. Dopo un tempo che mi è sembrato infinito raggiungiamo la macchina. Sono “solo” le dieci di sera ed è dalle 5 che sono sveglio, adesso capisco perchè mi sento uno straccio. In qualche modo troviamo una specie di bar aperto e ci fiondiamo dentro come proiettili. La birra e il panino non sono mai stati così buoni. Adesso però ci aspetta un’ultimissima prova: dobbiamo tornare a casa. Albi coraggiosamente prova a guidare, ma ben presto viene sopraffatto dalla stanchezza. Certo che è già stato un eroe a farsi tutta la scalata da primo zavorrato per di più da un principiante come me. Subentro io e miracolosamente li riporto a casa. Un saluto veloce e poi mi dirigo verso la mia “vera” casa. Arrivo verso le 2.30 del mattino. Non c’è un muscolo che non mi faccia male, ma la felicità è infinita. Sono finalmente nel mio letto. Sprofondo in pochi secondi in un sonno profondo, nessun incubo per me questa notte, il mio è già durato tutto il giorno.

Un grazie inifinito ad Albi e alla Fede per il bellissimo WE,

A presto, Anny

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