Scialpinistica al Mont Dolent – sogno o incubo? 1° Giorno

Quando chiesi ad Albi di fare una scialpinistica potente sulle Alpi non avevo la più pallida idea in che guaio sarei finito. All’uscita del Giovo si parlava del più e del meno di una due giorni full immersion: dove andiamo il prox weekend Albi? dai perchè non ci spariamo un Gran Paradiso? L’ho già circumnavigato in bike e adesso l’idea di scalarlo con gli sci mi attira un tot… Intanto la settimana passa, cambiamo destinazione in continuazione. Il Granpa è scartato, al rifugio Vittorio Emanuele stanno aspettando più di cento persone del CAI, tutto pieno! A malincuore rinunciamo, tanto con tutta quella gente mi sarebbe sembrato di andare all’Ikea in una domenica di pioggia. Albi mi propone allora il Polluce, siamo passati improvvisamente nella catena del Rosa. Gli dico che per me va benissimo, non è proprio banale come alpinistica, ma non mi aspetto certo qualcosa di facile da quello sciroccato di CA. Certo che in quella zona ci sono già stato in un trekking estivo di qualche anno fa, comunque mi va bene tornarci con gli sci. Non c’è problema allora, dice Albi… cambiamo di nuovo di meta. Andiamo sul Mont Dolent, mi propone. Perfetto rispondo… ma dove caxxo è? mi chiedo. Altro giro di mappamondo, adesso siamo passati al Gruppo del Monte Bianco.


Non mi chiedo neanche se potrò farcela, mi fido ciecamente della mia guida alpina personale non stipendiata. Se me la propone vorrà dire che è alla nostra portata. Una qualche idea però riesco a farmela dalle descrizioni prese in internet. La scialpinistica è ovviamente un OSA con qualche passaggio alpinistico “poco difficile”. Ne so come prima… mai farsi domande, si accetta a scatola chiusa! Sarà un giro da due giorni con sosta al bivacco Fiorio a quota 2700. La vetta del Mont Dolent si attesta sui 3819 metri con un totale di dislivello d’affrontare di 2100 metri, ripartiti ugualmente nelle due giornate. Non maleeeee!
Ci troviamo alle 4.30 al casello di Modena, aiutooooo troppo prestooooo, l’uscita è quella di Courmayeur. Come minimo ci aspettano quattro ore di macchina. La gita parte dalla località di Arnouva nella valle di Ferret, questa insieme alla val Veny delimitano la parte italiana del gruppo del Bianco. 

Giorno 1:  Planpincieux – Bivacco Fiorio
Siamo puntualissimi, imbocchiamo la val Ferret fino a quando non incontriamo un cartello di divieto. O caxxo pensiamo entrambi, siamo a Planpincieux, a parte che è il paese ha un nome impronunciabile, il vero problema è che siamo a bel 4 km dalla partenza prevista, mi informa Albi. Merdaaaa, che pacco! Prepariamo i nostri pesantissimi zaini, limitando tra l’altro i viveri… gravissimo errore scopriremo il giorno successivo. 



Ci incamminiamo sotto un sole implacabile, il caldo si fa già sentire. Ci sfrecciano al nostro fianco numerosi fondisti che sfruttano la strada come pista d’allenamento. Io e Albi sembriamo dei Scania in una gara di formula uno.


Il tempo passa, maciniamo chilometri su chilometri, ma dov’è Arnouva? Percorriamo ben otto mortalissimi chilometri… altro che quattrooo Albiiii!!…  siamo già bolliti, fa un caldo incredibile per essere ai primi di Aprile. 

Con ben due ore di ritardo dalla nostra tabella di marcia finalmente iniziamo a prendere quota. La neve, pur essendo mattina, è già papposa. Non sono certo le condizioni ideali per affrontare una scialpinistica in sicurezza.


La salita diventa subito impegnativa, siamo un pò indecisi sul percorso migliore. La descrizione dell’itinerario ti farebbe passare su un pendio alla destra di un corso d’acqua. Noi però vedendo che la zona è completamente interessata da scarichi dai pendii sovrastanti decidiamo di salire sulla sinistra del torrente.


Il pendio è ripido ed essendo esposto al sole sin dal primo mattino, non può che essere una trappola. Nei tratti non coperti dalla neve vediamo tanti bei torrentelli scorrere sull’erba. Un piano perfetto di scorrimento per tutta la neve che è ancora accumulata sopra le nostre testoline. Siamo in tensione, la parte più facile del nostro giro si sta rivelando la più pericolosa, penso. Avrò poi modo di ricredermi, il vero pericolo deve ancora arrivare. Il rischio di distacco è troppo elevato, quindi decidiamo di montare i ramponi e salire sull’erba bagnata e scivolossissima lungo il versante scoperto. 


Ci ricongiungiamo finalmente all’itinerario originale, troviamo anche le prime tracce di sci. Allora non siamo gli unici disperati che salgono il Dolent? Cominciavo a preoccuparmi seriamente. Le pendenze diventano più umane, sono comunque stravolto. Tra il caldo, la sfacchinata con i ramponi e la tensione non vedo l’ora di raggiungere il bivacco Fiorio. Intanto, una volta superato un ultimo avvallamento, cominciamo ad intravedere  l’anfiteatro del ghiacciaio di Prè de Bar circondato da montagne imponenti. Subito tutte le nostre fatiche vengono spazzate via dalla bellezza e dalla severità del paesaggio. 


 Percorriamo il pianoro in una poltiglia di neve che ci risucchia rendendoti faticoso qualsiasi movimento. Bastaaaaaa, lo zaino si fa sentire in tutta la sua pesantezza, mi sembra di portare dei mattoni. Sarà perchè Albi mi ha riempito di attrezzatura, tipo moschettoni, cordini e altri oggetti di cui ignoro completamente l’utilizzo? Maledettoooo. Intravediamo il nostro bivacco, non sarà una reggia, ma a me sembra di vedere un castello da fiaba.


Qui incontriamo tre ragazzi di cui facciamo immediatamente amicizia. Sono un italiano, un francese e uno Svizzero… sembra l’inizio di una barzelletta in effetti! Purtroppo mi ricordo solo del nome dell’italiano, Raffaele. Vive in svizzera da anni sbarcando il lunario con lavoretti stagionali in modo da avere più tempo possibile per le sue passioni. Non posso che approvare la sua concezione di vita. Grandeeee!
Un pò di riposo finalmente, non è stata certamente una giornatina rilassante. Dopo essermi ripreso un attimo riesco a guardarmi attorno; mi rendo così conto della spettacolarità del bacino glaciale difronte a noi e dell’imponente piramide del Mont Dolent. 


Realizzo però anche che in cima a quel mostro dovrò salirci e soprattutto scendere. Merddddddd, ma è un muro! 


Non c’è problema, vivi come non ci fosse un domani! Questa è la chiave per vivere una vita senza pensieri.
Ormai è ora di mangiare, ma temo che le nostre scorte siano alquanto risicate. Abbiamo nel menù del giorno un buonissimo minestrone di verdure, qualche pezzo di formaggio e dei cracker. Che tristezza…  L’unica grande soddisfazione è  la birra Moretti che ho faticosamente portato nello zaino. Si apprezza tutto in manieri diversa quando si è dispersi nel nulla. Per fortuna i nostri compagni d’avventura sono attrezzatissimi: pagnotte di pane, formaggi, salumi, addirittura una bottiglia di vinoooo. Ci offrono tutto con grande generosità. Se non fosse per loro saremmo morti certamente di stenti. 
Finito di mangiare, due chiacchiere e via tutti a letto…. sono appena le nove, ma a noi sembra di essere svegli da un’eternità. 


Rimango un pò sveglio pensando alla giornata che abbiamo vissuto e quella che ancora ci aspetta…  rifletto sul mio prossimo futuro, purtroppo il principio di “vivi come non ci fosse un domani” solitamente porta ad un’altra considerazione: “il domani poi arriva e non è bellooooo”.

A presto con il resoconto della seconda giornata…

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