Vetta del Cimone (02/07/10)

Quando uno pensa di aver già visto praticamente tutto e provato ogni sentiero ciclabile della zona,  ecco che il Cimone ci regala un itinerario inedito, almeno per noi, di una bellezza incredibile. Questa volta dobbiamo ringraziare il gentilissimo Angelo (alias Lo Sabadone) che ci ha dato indicazioni precisissime sul giro correlate da foto e traccia gps. Direi un servizio semplicemente perfetto! Link del Topic sul forum Marrone
Il giro proposto non è certo una passeggiata, sia per dislivello, più di 2000 metri, sia per la presenza di numerosi tratti di “bici in spalla” lungo il crinale. Possiamo ampiamente definirlo come il giro MORTALKOMBAT per eccellenza. Dopo un veloce trattativa su skype, io e Renky decidiamo di testarlo venerdì, anche perchè è l’unico giorno disponibile per il mio socio. Le nostre menti geniali sono però al lavoro, ogni strategia è valida per ridurre al massimo la fatica mantenendo intatta la bellezza del giro. Dopo vari briefing decidiamo di lasciare una macchina a Fanano per il recupero e con l’altra guadagniamo quota arrivando al Lago della Ninfa. Prepariamo così tutta l’attrezzatura video e fotografica, addirittura due Helmet camera e due macchine fotografiche, siamo veramente dei Pro. Il primo tratto è tutto su strada militare asfaltata che ci permette contemporaneamente di raggiungere agevolmente la “Buca del Cimone” e di ammirare il panorama.

Peccato solo per la presenza di foschia che ha un pò ridotto la profondità della visuale. Arrivati all’arrivo degli impianti sciistici, la strada diventa subito sterrata e dopo poche centinaia di metri purtroppo anche non ciclabile… e vai di bici in spalla! Sarà una dura certezza per buona parte del giro.

I sentiero diventa sempre più impegnativo e pendente, l’ascesa si fa ostica, ma in breve siamo in vetta del Cimone. A parte lo scempio delle strutture militari, il panorama è bellissimo e la vista del crinale che ci aspetterà ci carica a bomba. La discesa parte abbastanza scorrevole su terreno compatto e poco sassoso.

Rimanendo sempre su crinale il sentiero cambia continuamente, un susseguirsi incredibile di tratti tecnici e scorrevoli, strettissimi e larghi come un’autostrada. Anche il fondo muta ad ogni curva, si passa da ciottoli neri, a rocce mortali fino alla terra. Io e Renky non crediamo ai nostri occhi, siamo euforici, la varietà del sentiero ci esalta e i panorami sono da cartolina.

In una giostra di emozioni arriviamo finalmente sotto la paginona del Libro Aperto.
Qui la vista è a dir poco commovente, una mirtillaia infinita che sovrasta un bosco meraviglioso di faggi secolari.

Il sentiero già dai primi metri è mortalissimo, molto tecnico, con curve strette che non danno tregua. Per fortuna alcuni tagli su mirtillaia permettono di passare i tratti infattibili. Si arriva così nella cresta che porta poi al Pizzo dei Sassi Bianchi. Qui ci fermiamo per valutare un passaggio estremo su rocce, Renky è carico e determinato nel farlo… io lo incito! è alla sua portata, lo sento! Dopo tre tentativi andati a vuoto, Renky è pronto e anche se in maniera un pò scomposta affronta i muro e incredibile… sopravvive! Non lo avrei mai detto… ahhhhhhhh!

Raggiungiamo così il bosco e qui ci aspetta una bellissima discesa, passo davanti a Renky e si scatena l’inferno! Il fondo e scorrevole e le curve sono spondate al punto giusto, si derapa come non ci fosse un domani e la carica arriva a mille. Si alternano tratti da guidare a lunghi rettilinei che ti spingono a tirarci senza ritegno finché, sorpresa, ti aspettano rocce e gradini che ti costringono a brusche decelerazioni. Troppo bello!
Purtroppo la discesa è sempre troppo breve e così giungiamo ai Taburri. Riprendiamo quota lentamente su carraie e sentieri poco battuti fino a congiungerci al pezzo finale del sentiero per eccellenza: Madonna del Ponte. La nostra idea era quella di arrivare al Colombino e farla totalmente, ma problemi di orario del mio socio ci hanno costretto a scegliere la versione light. Come sempre la discesa è unica e appagante con alternanza continua di tratti veloci e tecnici. Poi il pezzo finale è una vera chicca, passaggi trialistici e non finire e curve strettissime da calcolare al millimetro. Purtroppo i giochi sono conclusi, siamo arrivati a Fanano e ci aspetta il recupero della macchina.

Grandisssssssima giornata di freeride in un contesto unico e emozionante! Bella robaaaaaaaa

Una risposta a "Vetta del Cimone (02/07/10)"

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  1. non c'è niente da commentare, perchè tra ammaliante descrizione e meravigliose foto dagli immensi panorami, si rimane a bocca aperta, bellissimo, però più avanti mi ci dovrete portare.

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